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Ingarzata

Dal 9 al 30 maggio 2013 saranno esposte circa venti opere del Maestro Gennaro Solferino. L’iperrealismo di Solferino non è pignolesca o maniacale copiatura della realtà, ma piuttosto astrazione della stessa, svuotamento di ogni contenuto. Ed ecco che le sue tele propongono tutta una serie di oggetti metallici, consumistici, oggetti “usa e getta” dei messaggi pubblicitari, immersi in una fredda luce smaltata di uno spazio ricreato: motociclette, barattoli, che trasmettono in chi li osserva l’impressione di pure forme atemporali, di “cose” di cui si sia perduto ogni significato. Ma nell’arte di Solferino c’è anche la donna. Una donna per certi versi estranea alla realtà, chiusa in una passività silente, immersa in un’atmosfera rarefatta, ai labili confini del sogno. Si tratta di figure femminili, quasi sempre collocate in primo piano e in posizione dominante, su cui si effonde una luce spesso esaltata dal netto contrasto di ombre. Donne e Madonne: conturbanti Madonne terrestri dalla bellezza estatica, esiliate dal cielo e racchiuse nell’incantesimo dell’oro di splendide icone, in cui solo la luce conserva ancora la propria sacralità. Donne e Madonne che ci fissano da un tempo annullato, fittizio, in un’atmosfera onirica in cui il passato emana la sua magia. Un passato che però è nel presente, appunto nel fascino conturbante di quei volti di donna. Il presente non è nulla, sembra affermare l’artista, solo un attimo fuggente. Noi siamo il nostro passato, in noi i secoli si addensano, convivono. Ed è per questo che nelle sue donne c’è la storia di tutte le donne, che si dipana da sempre nel labirinto del tempo. Questo sembra dire Ernesto Gennaro Solferino, uomo e pittore della nostra epoca, ma dal volto di antico assiro. (Francesco Fumagalli)

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