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Romano Buratti

Ciclo…Amatori di Romano Buratti

Romano Buratti ritrae sulla tela i personaggi che lo circondavano quando, bambino e ragazzo, viveva nella campagna romagnola, nei dintorni di Cesena. Il modo unico e subito riconoscibile in cui questi personaggi sono resi nei suoi quadri non è il risultato di una trasfigurazione ragionata dall’artista a posteriori, di una fredda riflessione sociale; deriva bensì direttamente dalla vivida impressione che gli abitanti di quelle zone lasciarono impressa negli occhi del giovane Buratti. Ecco quindi che i volti scottati dal sole, le mani deformate dal lavoro nei campi, i corpi robusti delle donne giungono direttamente dalla memoria del maestro.

I personaggi sono dipinti senza nessuna ambiguità: sono uomini e donne del popolo, che appena possono corrono a fare una partita di carte, a fare una pedalata, a cercare di strappare un ballo o un bacio a una donna. Sono contadini, donne prosperose e passionali, preti con una passione per le fanciulle, prostitute imbellettate in attesa di clienti al limitare dei boschi. I loro contorni sono fortemente delineati, così i loro corpi sono bene evidenti all’interno delle composizioni, spesso anche grazie a forti scarti cromatici. Anche le loro emozioni sono perfettamente leggibili. Fanno sempre tenerezza, anche quando li vediamo collerici o sgarbati, o ancora tutti concentrati in situazioni piccanti: lo spirito è sempre goliardico.

E’ lo stesso artista a chiarire questo punto in una recente intervista: “I miei personaggi risentono del mio carattere: io sono un ottimista e ricordo le cose belle dell’infanzia, ricordo le cose allegre. Forse il tempo ha contribuito a far si che le cose brutte, che ovviamente ci sono state, fossero cancellate: mi sono rimaste impresse le storie raccontate nelle stalle, le risate dopo aver bevuto un bicchiere di vino. La vita contadina offriva forse poco: ma quello che offriva era gratificante e spontaneo”

Sebbene l’universo artistico di Buratti ruoti tutto intorno ai suoi personaggi, esiste un altro protagonista silenzioso che trova grande spazio all’interno della sua produzione: la bicicletta. Elemento centrale in molte sue tele, è strumento indispensabile ma anche metafora ben riuscita: mezzo di trasporto popolare, perfetto per le zone pianeggianti di campagna, viene usata da tutti, ma ognuno la vive a modo suo. Chi avanza lentamente preso dalle sue riflessioni, chi si scaglia a tutta velocità per le strade sterrate, chi la usa per trasportare goffamente l’amante, chi gareggia con un conoscente antipatico. La bicicletta serve certamente per spostarsi da un posto all’altro, ma come da tradizione il viaggio pare spesso più importante del punto d’arrivo. Colpisce, in una tela, un’accoppiata particolare: due uomini pedalano in silenzio: uno osserva il compagno di viaggio che, pensieroso, guarda dritto davanti a se. Quest’ultimo ha una bicicletta rossa e una sciarpa del medesimo colore; vicino a lui, appollaiato su un albero, un gallo ripropone con la sua cresta gli stessi colori cangianti: forse anche l’altro ciclista ha notato questa somiglianza?

La partecipazione emotiva con i personaggi dipinti da Buratti non può che essere immediata e coinvolgente. La freschezza e la genuinità di alcune sue trovate, colpiscono per spontaneità e felicità delle soluzioni espressive scelte. Tra quelle più riuscite citerei il gesto di affetto di un uomo a una donna non più giovane mentre la moglie arcigna spia la scena dalla finestra ne “La carezza”; o ancora l’esibizionista che mostra le sue vergogne a un’anziana che non pare affatto sgradire.

Glauco Manzoni