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	<title>SpaziArti Art Ungallery &#187; recensioni</title>
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		<title>Davide Frisoni</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 11:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Frisoni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2012/11/foto-personale.jpeg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2012/11/foto-personale.jpeg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p style="text-align: right;">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Take me out tonight</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> because I want to see people and I</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> want to see life.</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> Driving in your car</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> oh, please don&#8217;t drop me home.”</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">The Smiths, </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>There is a light that never goes out.</em></span></span></p>
<p><a name="__DdeLink__108_229429983"></a> <span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Apro la portiera della sua macchina e prima che mi potessi sedere al posto del passeggero, la mia penna cade per strada. Abbassandomi per raccoglierla, mi rendo conto che questa è la prima volta che sto guardando i dettagli dell’asfalto; le sue fessure, le sue variazioni cromatiche, la sua stratificazione. Quasi istantaneamente chiudo la portiera e prima ancora di salutarci gli dico che da quando ho visto i suoi quadri, ho cominciato a comprendere e cercare la poetica e la magia ingenua anche in momenti apparentemente insignificanti della mia vita quotidiana. “Vai!”, egli risponde, “non perdiamo tempo prezioso, dobbiamo raccogliere molti momenti ‘apparentemente insignificanti’ lungo il nostro itinerario”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Allaccio la mia cintura e ho penna e taccuino in mano. Volendo dare un titolo ai miei appunti, gli chiedo quale sarà la nostra destinazione. Lui risponde che non esiste solo una destinazione specifica che bisogna raggiungere, ma molte come i numerosi, svariati percorsi dell’asfalto che hanno lo stesso valore delle nostre destinazioni. L’auto si è già fermata al primo semaforo rosso del suo percorso. Un uomo si trova all’inizio di un passaggio pedonale ed essendo assorto nei suoi </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>pensieri</em></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, decide di rimanere lì e di non attraversare la strada. Rivolgo il mio sguardo al conducente e lo osservo. Mi chiedo quale potrebbe essere il suo pensiero. Credo che in qualche modo abbia isolato il volto dell’uomo a causa della sua espressione intensa, per restituirla dopo nella sua pittura in un modo completo tecnicamente ed esteticamente. Volti, Asfalti, Itinerari. Forse questo è anche il titolo che stavo cercando. Tre parole chiave, tre temi che incontriamo nei percorsi artistici di Davide Frisoni. Uno di essi è appena iniziato&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Le strade sono bagnate. La pioggia si è fermata giusto in tempo per il nostro viaggio e le nuvole hanno cominciato a essere interrotte dai fasci di luce. Non è sicuro se il sole tramonta o sorge. Ciò che è certo, però, è che la macchina si muove persistentemente </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>verso la luce. </em></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Gli chiedo perché e mi risponde accedendo le luci della macchina. “E’ proprio l’elemento della composizione dei nostri itinerari nella vita e nell’arte, che simboleggia l’eterno movimento del tempo. Proprio nel momento in cui la luce nasce o scompare, il tempo sembra che scorre più velocemente. Questo momento diventa, quindi, ancora più prezioso ed io desidero afferrarlo. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>Luce per me. </em></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">La restante luce nasconde o rivela tutti gli elementi di una composizione. Oppure noi siamo parte di questa composizione mentre continuiamo il nostro viaggio, con le nostre velocità, magnetizzati dall’innegabile potere del tempo. La magia inevitabile della vita quotidiana si trova intorno a noi, non la vedi?”, mi chiede.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Guardo fuori dal finestrino alla mia destra. </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>Il mare d’inverno. </em></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Quasi immediatamente mi sento piena di una forte emozione; Il sentimento del </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>sublime </em></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">che ci offre la visione della natura dominante, un concetto essenziale in tutta l’estetica romantica. Frisoni riferendosi alla poetica trascendente del </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>sublime</em></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">, le dà una sostanza materiale, la inserisce nel presente e la usa come un cancello aperto verso una diversa e magari necessaria visione della realtà. La realtà urbana con le autostrade, gli edifici al buio di notte, le luci della città e i loro riflessi sugli asfalti bagnati, si alternano continuamente e successivamente seguono i paesaggi ultraterreni, meno realistici e più astratti. L’artista realizza un percorso continuo dall’</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>interno</em></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> all’</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>esterno</em></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> e </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"><em>viceversa.</em></span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">L’obiettivo è il movimento”, dice mentre la notte è già arrivata e i riflessi delle insegne al neon sulle strade ancora umide, creano l’illusione di una realtà parallela che corre proprio sotto le ruote dell’auto. Volti, itinerari infiniti sulle strade luminose e vicino al mare, insieme ai paesaggi tranquilli che ci sfidano a perderci in una contemplazione estatica della natura, compongono l’universo dell’Artista che alla fine non viaggia mai da solo, ma con tutti noi come passeggeri. Basta stare di fronte ad una delle sue opere e improvvisamente si sentirà che apre per noi la portiera della sua macchina. ‘</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Ε</span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> successo anche a me…</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;">Zoe Fragoulopoulou</span></span></div></div>
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		<title>Ugo Levita</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 11:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo Levita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2012/02/foto-personale-1imp-1.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2012/02/foto-personale-1imp-1.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p>Viviamo in un’epoca in cui i cambiamenti continui e rapidi a livello sociale, economico e politico, si verificano prima ancora che la mente umana riesce a comprenderli e digerirli, in modo da poter stare al passo con loro. Tutto sembra così complicato, così caotico, in quanto sentiamo di trovarci in mezzo a un vortice pieno di informazioni, ideali, valori e principi modificati. L’arte non poteva mancare di riflettere questa confusione. Tuttavia, ci sono alcuni artisti che aprono finestre di emergenza per allontanarci dai ritmi frenetici e guidarci in una dimensione, dove le caratteristiche principali sono l’equilibrio e l’armonia fra l’esistenza umana, sia materiale che spirituale, e la natura. Questi artisti usano la loro arte e la loro intuizione quasi magica. Ugo Levita è uno di loro.</p>
<p>Ondaperpetua è il titolo della personale di Ugo Levita. Ondaperpetua è il titolo di una matura &#8211; e allo stesso momento, costantemente in fase di sviluppo &#8211; visione del mondo, che l’artista ci presenta attraverso le 20 opere che espone nella SpaziArti Ungallery. Sogno, inconscio, realtà desiderata, storia, contemporaneità, rotondità, sono solo alcune delle parole chiavi che ci introducono alla sognante ma eppur così realistica arte di Ugo Levita. Nella sua visione del mondo, l’obiettivo è quello della composizione di un modello di vita in cui uomo e natura, passato, presente e futuro, realtà e fantasia, si uniscono per creare un unico insieme, pur mantenendo la loro frammentazione e singolarità. In che modo, però, viene fatto questo? La risposta sta nel nostro cuore e nella nostra mente <a href="http://www.east-inflatables.com/Cheap-Air-Blower-23-b0.html">Air Blower</a>.</p>
<p>Ugo Levita inserisce la figura umana al centro delle sue composizioni. Un intero nuovo mondo, pieno di simboli che segnalano il suo aspetto armonicamente spirituale e materiale, nasce ogni volta dai sogni, dai pensieri più intimi e dalla “coltivazione” della mente umana. Una donna addormentata vola e sogna, un’altra contempla il mistero del thanatos e della vita attraverso la lettura profonda di un libro. Qualsiasi immagine creata dal subconscio umano va realizzata all’interno delle composizioni poetiche di Ugo Levita. Il corpo umano cambia come cambiano anche le stagioni. L’adolescente innocente diventerà donna combattente e la donna coraggiosa diventerà madre protettiva, proprio nel momento in cui l’inverno si trasformerà in primavera e il bruco diventerà una farfalla. Tutto si muove ciclicamente e in modo sequenziale nella vita umana e nella natura. La vita coesiste con la morte. Simboli di eternità come i crostacei, il fuoco, il mare e la grandezza del pensiero umano si combinano e interagiscono sottolineando l’alternanza perpetua della vita e della morte. Vanità? Inevitabile? Vera bellezza? Materia e spirito, ristrettezza e vastità, terreno e metafisico. Il passaggio da un livello all’altro crea l’essenza dell’esistenza umana. Questo è il lavoro artistico di Ugo Levita. Questa è la nostra vita. Godiamocela!</p>
<p>Zoe Fragoulopoulou</p>
</div></div>
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		<title>Ugo Levita</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo Levita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2012/02/foto-personale-1imp-1.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2012/02/foto-personale-1imp-1.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p>Se c’è una pittura che – a dispetto della solo apparente oggettività della rappresentazione – rifiuta di essere “capita”, nel senso illuministico del termine, quella è la pittura di Ugo Levita. Quasi per paradosso, ma un paradosso proprio non è, si tratta di pittura “astratta”, se con ciò si intenda l’astrazione da una realtà da descrivere, da inserire in un contesto sociale, in definitiva da narrare. Come i dipinti che la critica e la storiografia definiscono astratti, ai quali peraltro è legata da una piramide parentale che ha vertice nel Simbolismo, il solo stato d’animo che accetta nell’approccio è quello che ne vuole cogliere la forza evocativa. Non trasmette messaggi intelleggibili, men che meno racconta storie, né comunica idee o atmosfere. Rapisce l’osservatore nella sua temperie magica, metafisica, onirica, lo istruisce al disincanto del mondo.</p>
<p>È arduo, quindi, sfogliare l’atlante cosmico dell’opera di Levita nel tentativo di distillare pensieri ordinati. I suoi dipinti sono – in molti capi appaiono, pure – galassie che pullulano di elementi diversi, monadi neoplatoniche portatrici di tanti significanti, chiamati a contribuire alla definizione di un complesso significato. E nel mezzo, sempre, sta l’uomo, il deus, la “monade delle monadi”, con Sinesio di Cirene. Il deus ex machina, che nella tragedia greca – e non citiamo a caso il mondo del teatro, l’opera di Levita incrocia spesso soluzioni scenografiche &#8211; viene calato sulla scena per risolvere una situazione intricata.</p>
<p>Mai rappresentata nella sua interezza, la figura quasi sempre centrale non sta lì a rappresentare sé stessa: è un oggetto inserito nel kaos, è il “motore immobile” nel divenire dell’Universo. Cosa cerca? Cerca risposte che non vuole trovare, per continuare a cercare…</p>
<p>Massimo Mattioli</p>
</div></div>
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		<title>Vesna Burisch</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vesna Bursich]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2012/01/foto-personale.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2012/01/foto-personale.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>Vesna Bursich è una giovane artista poliedrica e attratta dalle diverse forme del gusto. Disegno e pittura sono per lei vere e proprie calamite: tentata da forme e colori, esprime attraverso il suo segno tutto ciò che le parole non riescono a pronunciare.</p>
<p>Vesna con il suo sguardo attento e diligente verso l’arte, dal quattrocento al contemporaneo, conferma un coinvolgimento emotivo e una passione per il mestiere.</p>
<p>Le opere sono la dimostrazione di un lavoro multiforme e vario. Prodotti artistici nati in maniera a sé stante sono l’arte di Vesna e indiscutibile è l’assenza di unico fil rouge argomentativo. Le opere di Vesna non si esauriscono mai in letture immediate e la discontinuità dei temi accentua la ricerca esclusiva onebyone. Si può però parlare di una presenza tangibile, di un filo conduttore fatto di ricordi e momenti che assumono diverse forme.</p>
<p>Molte delle tele di Vesna nascono da idee plastiche, ma i problemi logistici la conducono all’utilizzo severo dell’olio al fine di ingannare anima e corpo dello spettatore. Pittura plastica di fronte ai nostri occhi … la bottiglietta della Coca Cola, un vero must dell’era contemporanea, trasformata in bottiglietta dell’acqua Santa: pennello come scalpello per un risultato del tutto statuario.</p>
<p>L’iperrealismo non le basta: Vesna desidera addentrarsi nel profondo della sua pittura. Ecco fatto … autoritratto dell’artista stropicciata: come un bozzetto malfatto su carta da spolvero pronto per essere cestinato! Niente gomma per cancellare, appallottoliamo il foglio e magari lo gettiamo. Chi non si è mai sentito spiegazzato?</p>
<p>Dalle figure stropicciate si prosegue verso quelle ritagliate, dove volti e corpi si sovrappongono e i diversi piani esaltano l’espressività dell’immagine. Ancora … giochi virtuali: personaggi di carta che si trovano in spazi soffocanti. Fiamme che bruciano l’ossigeno e ci lasciano senz’aria. Siamo affascinati e spaventati al tempo stesso. Carta o cartone non ha importanza, è la forza dell’espressività, che emerge dalla fragilità, a rendere le tele interessanti e pregevoli.</p>
<p>Per concludere, nature morte sottovuoto. In questo caso, è il foglio di plastica a stropicciarsi. Qui non c’è la carta o il cartone che brucia sotto forma di casa o di bara, ma il foglio di plastica che conserva. Conservare si, ma non per sempre. Infatti, anche con il sottovuoto la pera, accanto alla banana, presenta quei contorni scuri che precludono alla marcescenza. E allora, perché non plastificare i segni del tempo?</p>
<p>Le singolari nature morte che Vesna vorrebbe tenere quanto più a lungo possibile vive, ponendole sottovuoto, rappresentano nuovamente la pittura che si fa scultura. Dal bidimensionale &#8211; foglio di carta stropicciata – Vesna passa al foglio di plastica anch’essa stropicciata &#8211; ma che prende forma, diventa tridimensionale aderendo perfettamente alla frutta. Le nature morte, ultimissime opere di Vesna dimostrano che la sua proficua e interessante sperimentazione artistica è aperta, non si ferma, ma continua. Chissà quali altre sorprese ci riserva l’arte di Vesna. Staremo a vedere!</p>
<p>Martina Corbetta</p>
</div></div>
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		<title>Andrea Bovara</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 10:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bovara]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2011/09/foto-2.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>le radici dell’anima non riuscivo più a capire lo humour di quello scherzo cosmico che era la mia vita Emanuel Carnevali E’ una vecchia storia, caro Andrea Bovara. Se racconti e riesci a sintetizzare in termini artistici lo sconcertante manifestarsi e i guasti di un’umanità sventurata e malvagia, non sei un accorto testimone del tempo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2011/09/foto-2.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><p><strong>le  radici  dell’anima</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>non riuscivo più a capire lo humour<br />
di quello scherzo cosmico che era la mia vita<br />
Emanuel Carnevali</em></p>
<p>E’ una vecchia storia, caro Andrea Bovara. Se racconti e riesci a sintetizzare in termini artistici lo sconcertante manifestarsi e i guasti di un’umanità sventurata e malvagia, non sei un accorto testimone del tempo, un indagatore dei meandri della natura umana ma un nichilista, un deplorevole profeta di sventura come se ne fossi tu la causa prima e non mero specchio – inesorabile, d’accordo – oltre che diretta e generica vittima come ogni essere umano.<br />
Ciascuno scopre nelle opere d’arte che lo avvincono cicatrici del proprio passato e un’imprevista condivisione di sensazioni che generano spontanea attrazione verso l’artista, intuito allora come sodale, dotato del dono di rivelare tracce profonde del nonsenso universale del dolore e di fissarlo nella sua tragica grandezza.<br />
La vicenda crudele e magnifica della vita umana si compendia nelle espressioni dei volti intensamente tracciati da Andrea Bovara, a volte smarriti, irosi, assorti o beffardi in cui alcuni estimatori ritengono di percepire un impressionante sfaldamento di decomposizione e che altri interpretano invece come fiorente ricomposizione di elementi straniati, attestato di esuberante energia vitale, o altri ancora quali visibili, strazianti sedimentazioni di esperienze vissute, lotte nascoste, fuochi fatui di felicità, amori bruciati,  effimeri successi, accumulate amarezze.<br />
Non si tratta di una rassegna di stereotipi di fantasia: sono figure vive, tratte da una quotidianità che ci è contigua ma che nella indaffarata speditezza del vivere non ci soffermiamo a considerare. O forse scomode istantanee di quell’aspetto segreto di noi stessi che ci sforziamo di dissimulare sotto l’ipocrisia del quotidiano mascheramento. Intelaiature di anime scheletrite dall’incalzare di una angoscia esistenziale inconfessata che talvolta mette disperate radici di evasione che dal profondo si estendono in ramificate propaggini, esili braccia che si protendono verso un cielo muto, fiduciose in un’avvisaglia di misericordia e di tregua. Effigi di un’umanità infelice le cui flebili invocazioni si perdono in vastità siderali, nell’ostinato silenzio di un creatore che alimenta la convinzione maligna di una insensibilità illimitata e perpetua.<br />
Bovara porta il peso di una lucida visione dell’intollerabile assurdità esistenziale, ma il potere esorcizzante dell’arte è che questa, anche quando racconti la tragica futilità del nostro destino, al tempo stesso la revochi, la differisca, reintegrandola e assolutizzandola nella forza delle immagini attraverso le quali restituisce loro la vita, provvisoriamente sottratta all’ineluttabilità di una fine.<br />
Impermanence non è solo pregnante titolazione di un’apprezzabile opera di Bovara, ma il senso della dura lezione che la temporalità ci infligge, della condanna a quell’incessante divenire  marcescibile e indecoroso che ci rende sgomenti prefigurando il sepolcro. Tale incontrovertibile, sconfortante realtà che l’artista ha designato quale tema fondante dei suoi non sempre accattivanti lavori, non discende da un capriccio del suo estro inventivo o da una sua scettica visione del mondo, ma dai drammatici effetti di una ben più remota, bizzarra “creazione” che solo qualche euforico buontempone può considerare perfetta.<br />
L’arte non guarisce dalla sofferenza del vivere, di cui Bovara offre penetrante testimonianza. Solo l’arte tuttavia contiene quell’afflato imponderabile, quel segreto di seduzione, quella capacità di sublimazione in grado di arginare lo scoramento, additandoci &#8211; nella sua meravigliosa inutilità &#8211; un balenio di disillusa speranza.</p>
<p>Giovanni Serafini</p>
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		<title>Pier Toffoletti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 08:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pier Toffoletti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2011/04/foto-personale.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>Venustas Et Materia di  PIER TOFFOLETTI preferisco dipingere gli occhi degli uomini piuttosto che le cattedrali, perché negli occhi degli uomini c’è qualcosa che non c’è nelle cattedrali Vincent Van Gogh Ammirando un’autentica opera d’arte non dovrebbe essere determinante conoscere la biografia dell’artista. Il gallo morente, i bronzi di Riace, la Venere di Milo sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2011/04/foto-personale.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px 'Times New Roman'; min-height: 15.0px} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px 'Times New Roman'} p.p3 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman'; min-height: 16.0px} p.p4 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman'} p.p5 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: right; font: 11.0px 'Times New Roman'} p.p6 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: right; font: 10.0px 'Times New Roman'} p.p7 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: right; font: 14.0px 'Times New Roman'} p.p8 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px 'Times New Roman'; min-height: 15.0px} p.p9 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: right; font: 12.0px 'Times New Roman'} p.p10 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: right; font: 14.0px 'Times New Roman'; min-height: 16.0px} span.s1 {font: 12.0px 'Times New Roman'} span.s2 {font: 11.0px 'Lucida Grande'} --><em>Venustas Et Materia</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>di  PIER TOFFOLETTI</p>
<p><em>preferisco dipingere gli occhi degli uomini piuttosto che le cattedrali,</em><br />
<em>perché negli occhi degli uomini c’è qualcosa che non c’è nelle cattedrali</em></p>
<p>Vincent Van Gogh</p>
<p>Ammirando un’autentica opera d’arte non dovrebbe essere determinante conoscere la biografia dell’artista. <em>Il gallo morente</em>, <em>i bronzi di Riace</em>, <em>la Venere di Milo </em>sono opere di ignoti e poco o nulla aggiungerebbe alla loro eccellenza estetica la conoscenza di particolari della vita dei loro autori.</p>
<p>Nel caso di Pier Toffoletti invece l’intreccio tra le sue esperienze di esploratore con i suoi viaggi al centro e agli estremi della terra e dentro la sua coscienza, la sua volontà di penetrazione degli enigmi che ci circondano e le sue poliedriche esperienze creative – dalla comunicazione pubblicitaria alla regia, dalla scultura alla pittura, dallo yoga alla speleologia, dalle emittenti radio alle perlustrazioni di lande desolate – è strettamente avvinto alle forme espressive e alle fasi evolutive della sua arte che da tempo si è fervidamente concentrata sulla pittura.</p>
<p>Pur avendo appreso la disperata inanità della ricerca ultima dell’uomo &#8211; inconsapevole creatura, effimero contenitore di energia &#8211; Pier Toffoletti è un instancabile quanto temerario indagatore che si appaga di rischiose immersioni nelle viscere della terra e della capacità della sua anima di staccarsi da essa, sapendo trasmettere ai granulosi impasti di marmoree polveri e di sabbie delle sue tavole un’aura di trascendenza con l’ariosa avvenenza delle sue figure dipinte. Stendendo sulle scabrose superfici delle sue tavole inizialmente immagini di vivide resipiscenze classicheggianti, dalle rugginose cromie con predilezione per gli ossidi, l’ocra, la seppia, la sinopia, volgendosi in seguito verso una infinita elegante estensione di grigi e di chiare tonalità, in seguito sopraffati da verdi smeraldo e verdi-azzurri, poi aggrediti da allusive incursioni di blu cobalto e di rossi carminio per ottenebrarsi, nei più recenti lavori, in tetri fondali bituminosi così simili a paurosi anfratti di grotte millenarie in cui si fronteggiano crudamente il bianco e il nero, la luce e il buio, umane sembianze e silenzio di tenebra.</p>
<p>La precocità della pittura in Pier Toffoletti – non ancora tredicenne si cimentava con copie di lavori di Michelangelo e di altri capolavori del Rinascimento – e la sua bramosia di conoscenza per chi siamo, cosa ci sia davvero intorno e dentro di noi, cosa occultino gli abissi, cosa celi la minaccia buia di un antro, vincendo la selvaggia ostilità che ne promana, hanno determinato un crescendo di sedimentazioni interiori, di cognizioni, di stratificazioni emotive che si sono andate via via fissando nella sua copiosa  e colta produzione pittorica avvicendatasi nel tempo e presto inghiottita da un mercato di qualità tuttora vitale che spazia dall’Europa all’America fino a raggiungere il raffinato, pretenzioso Giappone.</p>
<p>Un nomadismo istintivo, fisiologico e intimista (“sento che il corpo è un vestito e che in noi c’è qualcosa di più grande che non può morire”), una tensione costante di conoscenza, un amore dichiarato per la bellezza e una innata perizia sono le qualità di Pier Toffoletti per solennizzare l’ambigua gaiezza del vivere, regalandoci inusitati sprazzi di consolazione.</p>
<p>Cui si aggiunge curioso e ammirato stupore per gli esiti così efficaci e ben determinati della sua figurazione, del tutto attuale pur nella sobria classicità di impostazione – e qui sta il prodigio di un’inequivocabile “contemporaneità” espressa con l’eleganza descrittiva di un linguaggio universale ed eterno, con buona pace degli interessati detrattori  – mentre, avvicinandosi alle tavole coperte da una sorta di intonaco scabro e abraso cosparso di geroglifici prima impercettibili, si scorgono pochi tocchi di fluide, larghe pennellate, a volte addirittura tracciate con la pennellessa, e confusi addensamenti cromatici che l’inganno della retina, solo riprendendo distanza, ricompone in perfetti contorni di volti, morbidezza di carni, setosità di capigliature, mai disgiunti da un sottofondo velato di malinconia, di dissimulato, pudico struggimento. A rappresentare forse, pur senza ossessione, la fugacità di un istante che ci vide felici, perduto come una canzone portata dal vento.</p>
<p>Giovanni Serafini</p>
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		<title>Francesco Barberini</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[francesco barberini]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/immagini/barberini.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>I dipinti su tela e disegni di Francesco Barberini hanno come soggetto soprattutto ritratti e autoritratti. Detto così può sembrare la mostra che SpaziArti propone molto tradizionale, in realtà non lo è per niente. Infatti, lo stile di Psychoboy54 (il nome d&#8217;arte scelto da Francesco Barberini) richiama subito alla mente i graffiti e i murales [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/immagini/barberini.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><p>I dipinti su tela e disegni di Francesco Barberini hanno come soggetto soprattutto ritratti e autoritratti.<br />
Detto così può sembrare la mostra che SpaziArti propone molto tradizionale, in realtà non lo è per niente. Infatti, lo stile di Psychoboy54 (il nome d&#8217;arte scelto da Francesco Barberini) richiama subito alla mente i graffiti e i murales che siamo abituati a vedere in giro nelle nostre città e metropoli. Inoltre, in ogni personaggio rappresentato dall&#8217;artista i dettagli fisionomici vengono portati all&#8217;esagerazione.<br />
Ogni ruga, ogni occhiaia viene sottolineata, ogni smorfia amplificata, ogni espressione portata all&#8217;estremo, in maniera iperrealistica.<br />
Alle immagini vengono anche aggiunti piccoli particolari molto significativi, quali abbozzi di corna o cerotti che sembrano mostrarci, le prime, la malvagità<br />
insita nel personaggio o, i secondi, le ferite fisiche e morali delle persone ritratte.<br />
Molto spesso troviamo anche vignette o pezzi di frasi accanto ai volti ritratti nei<br />
dipinti: un espediente molto semplice ma efficace che ci autorizza a sbirciare per un attimo tra i pensieri dei personaggi.<br />
Questi dettagli iperrealistici e queste parole aggiunte ai dipinti donano ai ritratti<br />
un che di surreale, ci aiutano in un certo senso ad entrare nell&#8217;inconscio non solo dei personaggi, ma anche dell&#8217;artista stesso.<br />
Francesco Barberini dipinge spesso i suoi ritratti iperrealistici partendo da foto di se stesso, di amici e parenti. Questo gli consente di osservare il viso delle persone a lungo, per coglierne i dettagli più significativi e per immaginare i pensieri che si trovano dietro ai sorrisi tirati, alle espressioni corrucciate e ai volti seriosi.<br />
Questa è una mostra che ci fa capire quanto in realtà il nostro volto non è che<br />
lo specchio della nostra anima: chi ci conosce sa quando soffriamo, quando ci<br />
arrabbiamo e quando siamo pensierosi, lo capisce dal nostro sguardo o da una<br />
ruga all&#8217;angolo della bocca, lo capisce e lo vede anche se a volte cerchiamo di<br />
indossare una maschera per coprire i pensieri che si agitano nel nostro inconscio.</p>
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