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	<title>SpaziArti Art Ungallery &#187; Recensioni</title>
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		<title>Roberto Scarioni</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2017 17:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2017/03/Scarioni-foto-personale.png&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2017/03/Scarioni-foto-personale.png&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class="pie-gallery alignGalleryCenter">
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					<div class='et-box-content'>
<p style="text-align: left;">Roberto Scarioni ha scelto di qualificare il pensiero del colore nella pura dimensione del segno, affidandolo alle vibrazioni del gesto, tra brevi respiri filtrati dai rebbi della <em>Forchetta</em> come mezzo pittorico.</p>
<p style="text-align: left;">Segno e colore sono modulati dalla “Protagonista” della sua pittura, riconoscibile nella sua ricerca di indubbia originalità espressiva e tecnica innovativa, in quanto la Forchetta diventa il suo “marchio”, animata da un continuo rigenerarsi.</p>
<p style="text-align: left;">A volte il colore, si inserisce come forza vitale in vortici concentrici eseguiti e fissati dal gesto dei rebbi, a volte infittiti da percorsi lineari come binari paragonabili a pentagrammi.</p>
<p style="text-align: left;">Nelle opere monocromatiche, l’effetto suggestivo è più evidente in quanto il senso cromatico e l’immaginario compositivo comunicano la carica emozionale con ampie stesure di nero, rosso, bianco, giallo, blu e verde.</p>
<p style="text-align: left;">Nelle sue opere c’è un’urgenza di rinascita e ogni creazione è un’esuberante inventiva che nasce da una rivisitazione delle avanguardie, guardando in modo particolare a due artisti del calibro di Schifano e Warhol, per la necessità di innovazione e di rinnovarsi, in cui il “marchio” della forchetta diventa il mezzo al posto del pennello come strumento di evoluzione.</p>
<p style="text-align: left;">Renata Novalesi Cerevini</p>
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		<title>Franco Anselmi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2017 07:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2017/01/foto-personale.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>Franco Anselmi è un artista che ha due doti: la preziosità della stesura del colore e la vena ludica che suscita giocosità e divertimento. La stesura del colore non è qui un gesto qualsiasi, ma il risultato di una istintualità preveggente, di una capacità di progettazione che lascia tuttavia libera la mano all’estro del momento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2017/01/foto-personale.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><p>Franco Anselmi è un artista che ha due doti: la preziosità della stesura del colore e la vena ludica che suscita giocosità e divertimento. La stesura del colore non è qui un gesto qualsiasi, ma il risultato di una istintualità preveggente, di una capacità di progettazione che lascia tuttavia libera la mano all’estro del momento. Troppo spesso l’arte contemporanea giustifica la sua ragione di esistere lanciando messaggi impegnati. Franco Anselmi, al contrario, ci comunica la giocosa serietà dell’infanzia con la sua capacità di evocare immagini dalle fiabe e di dare concretezza ai sogni.</p>
<p>Anselmi è un pittore che si distingue sulla scena contemporanea per il coraggio che dimostra nel respingere la tentazione di fare filosofia o sociologia, come troppi suoi colleghi. I suoi quadri ci conducono nel mondo degli animali, spassosi gatti guerrieri, o mici monocoli un po’ sbronzi davanti ad una bottiglia in cui annegano chissà quale dolore, civette e gufi ilari e inoffensivi. Il divertente zoo di Franco Anselmi è anche un palcoscenico di animali grossi ma non grossolani, pensiamo agli elefanti a cui fanno da contrappunto i cavalli che sembrano un po’ matti. Il suo universo è popolato anche di giocolieri baffuti, in stile anni trenta, di signore incappellate e persino di Madonne con bambino che si intrecciano in un immaginario pseudo-cubista. Anselmi è un poeta del quotidiano che guarda il mondo che lo circonda riscrivendolo poeticamente, come se fosse la visione di chi per la prima volta riepiloga dentro di se l’alfabeto della vita.</p>
<p>Che siano animali o giocolieri in un paesaggio impossibile egli riesce a trascinarci per mano e con garbo in un mondo bidimensionale e coloratissimo. La caratteristica comune nelle raffigurazioni umane e animali di questo artista è il fatto di avere quasi sempre un occhio solo; la semicecità è risparmiata solo ai gufi forse perché nottambuli e quindi più prossimi al mondo onirico.</p>
<p>Per gli altri, donne, uomini, cavalli, gatti, tartarughe e iguana, quell’occhio solo è un ammiccamento gentile e forse lo specchio della nostra stessa incapacità di distinguere il vero dal falso. Il mondo di Anselmi è un mondo arcano e arcaico che ha il potere di incantarci, nei suoi piccoli borghi medioevali, silenziosi e metafisici, la fiaba si intreccia alla storia. In altri casi sono addirittura rievocati gli stilemi dell’antico Egitto e della simbologia azteca. Queste figure in particolare evocano i reperti archeologici e da tutto questo Franco Anselmi riesce, senza traumi, ad assemblare e creare una scenografia di insieme vivace ed esplosiva. Le sue opere si sviluppano su una voluta mancanza di profondità. Avendo evidentemente approfondito l’arte medioevale non prospettica, nella sua ricerca si rintraccia – al di là della evidente ironia che irrompe dalle sue composizioni, come una sorta di avvertimento a non prenderlo troppo sul serio- una precisa rivisitazione delle stesure grottesche e una cultura molto ben radicata nella tradizione italiana pre-rinascimentale dell’affresco. In particolare il ricordo dell’arte bizantina sembra aver impresso alle immagini di Anselmi una sorta di blocco, che congela la gestualità delle figure rappresentate. Artista indubbiamente colto, direi che egli ha anche compiuto incursioni nell’arte del lontano Oriente, da cui derivano certi suoi modi grafici e calligrafici. Nel suo <em>horror vacui</em>, che lo porta a non lasciare neanche il minimo spazio libero sulla superficie <em>affrescata </em>delle sue opere, nello spessore del colore squillante troviamo la personalità intrigante di un artista di forte manualità e di notevole intelligenza.</p>
<p>Vittorio Sgarbi</p>
<p>Da: “Le scelte di Sgarbi” edizioni Mondadori</p>
 
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		<title>Rosy mantovani &#8211; una recensione di Emanuela fortuna</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2016 16:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2016/11/Rosy_Mantovani_Artista_1.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2016/11/Rosy_Mantovani_Artista_1.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p style="text-align: left;">Un colore che si scioglie in emozione, uno sguardo che esprime un universo interiore, due occhi dalla bellezza infinita che manifestano una coraggiosa risposta allo sconforto, una città che diventa proiezione della condizione esistenziale contemporanea, luoghi abbandonati che sono metafora della desolazione e dell’afflizione… un’artista che empaticamente ascolta e racconta un rumoroso silenzio sociale e che al contempo sa estrarre la bellezza dal cemento e dall’asfalto.</p>
<p style="text-align: left;">Rosy Mantovani dipinge, con grande sensibilità, la condizione umana odierna fatta di molta solitudine e di difficoltà di comunicazione. È una situazione paradossale perché proprio quando il mondo civile si è globalizzato, accorciando ogni distanza fisica e culturale, e si è unito in un’unica rete, attraverso i mass media ed i social networks, qualcosa è stato smarrito o, peggio, è andato perduto: l’essenza dell’umanità e la possibilità di condividere in concreto la propria esistenza. Si vive circondati dal caos del mondo ma si finisce per essere rinchiusi, come in una gabbia, nella prigionia di un IO che non trova modo di vivere come NOI. Il mito del progresso e la nuova religione del lusso e del divertimento lasciano dunque il campo al senso di una desolata e malinconica solitudine, alla depressione di fronte all’impossibilità di una vera comunicazione e condivisione e dunque al disinganno.</p>
<p style="text-align: left;">In questo cammino verso la consapevolezza inizia la riscossa delle loro esistenze. Ne nasce una bellezza interiore e dunque una grazia esteriore, i suoi protagonisti diventano Fiori di strada. In quelle periferie desolate o rumorose, sudice o abbandonate si accende la bellezza degli sguardi di chi non demorde, di chi combatte… e forse vincerà. Non c’è compiacimento per la bellezza di questi volti e di questi corpi. C’è empatia. E infine ecco che si riscopre la bellezza della vita. È la possanza della resilienza.</p>
<p style="text-align: left;">È un viaggio che ognuno di noi compie in se stesso. È il pensiero che domina questo mondo che, nello sforzo di raggiungere una consapevolezza e di ritrovare le forze per resistere, sembra perdere il colore. Una cromia selezionata e parca non ci distrae. Solo la figura è a fuoco, perché si è messa a fuoco. Il contesto si scioglie nell’emozione, si sfalda come uno sfondo perso nelle lacrime. Sono lacrime di colore che scivolano sulla tela come lacrime nascoste che urlano al mondo. Noi le dobbiamo ascoltare come l’artista.</p>
<p style="text-align: left;">L’attenzione dell’artista si sposta infine puntandosi su quegli occhi, sullo sguardo, finestre dell’anima. Scompare lo sfondo, scompare la città, scompare il mondo, fino a che rimangono solo il volto e i pensieri. Sono i Ritratti. La materia sporca della città, della realtà urbana ferrosa è sempre presente, è la cortina da cui emergono con forza. L’impostazione dell’opera si semplifica ma si potenza la forza espressiva.</p>
<p style="text-align: left;">Emanuela Fortuna</p>
<p style="text-align: center;"><strong>
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>a cura di Emanuela Fortuna da RESILIENZE – i fiori dell&#8217;anima </strong></p>
<div></div></div></div>
 
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		<title>Alberto poggia – IMPRONTE DI LUCE</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2016 07:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2016/09/foto-personale-Poggia2.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2016/09/foto-personale-Poggia2.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p style="text-align: center;"><strong>IMPRONTE DI LUCE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tra il Grafico e il Pittorico</strong></p>
<div id="_mcePaste">Nella sua ricerca sulla “Luce” dopo le molte acqueforti stampate a acolori (miniature), con scritte il latino, ebraico e tibetano, con simboli religiosi-mistici è approdato alla pittura anche a grandi dimensioni: i colori sono acrilici e vengono utilizzati spesso come acquerelli, creando speciali venature…. spruzzati, sfumati, sono lo specchio della sua anima…. eppure ci sono linee precise con scritte che sembrano stampate… poi i simboli, come l’albero, la colomba, le ali di una enorme farfalla di luce, prendono il sopravvento dando vita a significati sempre nuovi. L’artista è sì credente “cristiano-cattolico” ma nella sua ricerca è venuto a contatto con il buddismo tibetano, aperto alle più serie realtà mistiche di altre religioni. La luce ci rivela, rimanda a qualcosa, meglio Qualcuno più grande di noi ma che si è fatto vicino…. condivide ogni istante e ci illumina il cammino!</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Una Luna luminosissima è al centro di un tondo (tela di 70 cm.) e 8 alberi fasciati di vergine luce bianca-argentea ne fanno da corona, &#8211; in latino Albus, bianco, è da accostarsi all’ebraico Laban, che ha lo stesso significato e il cui femminile Lebanah designa la Luna; in latino Luna significa sia bianca sia luminosa: idee collegate fra loro (il colore di Maria: “vergine e sposa, Figlia dello stesso Figlio….”, ci illumina così il Poeta della “ Divina Commedia”).</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Misterioso bosco incantato con reminiscenze celtiche (o luce di un centro, un faro occhio da sempre luminoso) la luce bianca simboleggia la realtà suprema, il “Nirvana” la coscienza di Dio. Nella religione Cristiana il bianco è il colore indossato per tutti i sacramenti, e i Druidi si vestivano di bianco per il Battesimo.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Pace e manifestazione della Verità Divina nel trittico “Petali di Pace” con segni di ispirazione celtica, dal rosa al violetto al verde acqua (in totale tela di 25 x 60 cm.), i colori della speranza e della ricerca pacifica, armonia ritrovata, pur in una metamorfosi continua che apre sempre nuove prospettive. Nella religione Indù e in quella Cristiana, la divinità assume tre aspetti che formano quella che viene definita Trinità.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">In una piccola tela 20 x 20 cm. C’è l’Immenso al di là del tempo e dello spazio conosciuti…. un  orologio che non ha le lancette e una piccola farfalla (simbolo della Risurrezione). La farfalla, ma questa volta gigante ritorna in un’altra tela (1 metro x 70 cm) e al centro una stella ha otto punte… tutto in movimento nella Luce eterna dorata che tutto illumina…. giungerà a destinazione questa speciale stella per la “libertà del popolo Tibetano”? (traduzione della scritta che si trova in basso sulla destra).</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Noi siamo luce nello spazio, e la nostra essenza è completamente luminosa… la luce sembra raggiungerci in ogni dove, o meglio se osserviamo bene emerge dal di dentro, dunque dal profondo.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Ogni tela ha un punto luce e tutto viene illuminato, atmosfera irradiante gioia, pace, serenità (nelle loro piccole dimensioni di nove tele stampate realizzate partendo con sovrapposizioni o semplici accostamenti di carte speciali e pietruzze di cristallo elaborate al P.C.: gli effetti di luce, anche dai riflessi colorati ci rimandano la presenza delle ali degli Angeli, Stelle che ruotano dandoci l’idea di Infinito). La luminosa “Stella del Mattino” rappresenta la Vergine Maria, sta a noi vederla, o almeno sentirne la presenza costante di pace, come si evince dalla sua prima raccolta poetica “Pause di Luce” del 2005 (scritte in alcuni anni di meditazione) a cui seguono “Messaggi Incantati” del 2006 e “Risonanze Segrete” del 2009,  fino ad arrivare alla nuova raccolta inedita “Il Tempo dell’Eterno Splendore”, e tutte saranno presentate con copertine create dall’Artista stesso.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Anche i segna-libri, con minimi rilievi, sono stati realizzati con il torchio-calcografico, completati con foglia d’oro, gocce di luce che rimandano alla Luce della Creazione.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Ne “I Colori della Natura” monotipi (di dimensione 24 x 32 cm)  si possono intravedere il Cielo, il Bosco, il Mare e piccoli specchi d’acqua, con varie intensità luminose, sono realizzati su carta speciale Alcantara.</div>
<div id="_mcePaste">Ultima nuova tela dal titolo “La Luce dell’Amore” di dimensione 30 x 30 cm., con una scritta in ebraico: “l’agnello dell’Olocausto”, con un mistico ovale che ci rimanda alla mente illuminata di Luce Divina.</div>
<div id="_mcePaste">Il discorso pittorico di Alberto Poggia richiama a viso aperto e senza fraintendimenti, l’invito a ricercare una bellezza perduta, che è però presente nell’Armonia del Creato.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Questa Bellezza è Verità, stimola alla Pace ed alla Tolleranza. Il colore, le forme, la sinuosità della parola, il suo suono… un  percorso che osservandolo con attenzione e sensibilità porta lontano&#8230;</div>
<div><em>
</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>Andrea Sassi</em></div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Scrittore, narratore, libero ricercatore ha partecipato a vari concorsi letterari nazionali.</div>
<div></div>
<div></div></div></div>
 
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		<title>Carol De Antoni</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2016 11:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2016/09/Carol_de_antoni_artista.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2016/09/Carol_de_antoni_artista.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div id="_mcePaste">
<div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p>L’Arte aiuta i più coraggiosi a gettare il cuore oltre la siepe, per sondare nuovi mondi interiori. Nel segno del coraggio ragionato e consapevole, Carol De Antoni spalanca una nuova finestra su un mondo rivisitato in modo decisamente personale attraverso i suoi oli pulsanti di una forma di vita delicata e decisa.</p>
<p>Mi avvicino sempre con rispetto alle opere degli Artisti in cui credo, Persone di cui vedo fatiche, onestà intellettuale, ricerca sincera, impegni protratti per anni e anni di lavoro.</p>
<p>Perciò scrivo delle opere della De Antoni con questo principio che mi guida. Chi sa la sua storia sa bene che il suo approdo non è casuale, né istintivo, ma frutto di una lunga esperienza artistica che la porta, agli esordi, ad affrontare il trattamento artistico del vetro attraverso una lunga frequentazione di scuole e corsi presso importanti Maestri pittori e scultori. Un’Arte che porta avanti da decenni e che costituisce di fatto il back ground pittorico che la contraddistingue.</p>
<p>Abbiamo apprezzato negli ultimi due anni le sue opere acriliche, che ci hanno coinvolto e trasportato in mondi dove spazio, geometrie, movimenti, tempo, ci hanno felicemente catturato. Carol De Antoni fa ai fruitori, attraverso le sue opere, un invito garbato e deciso, specchio del suo carattere.</p>
<p>L’equilibrio colore-forma e le partiture spaziali sulla tela creano un’arte dove insieme a una geometria calda e comunicativa emerge potente una musicalità di fondo; una sapiente capacità di affiancare toni e colori anche ostici tra loro, rimanda alla grande scuola dei pittori che hanno fatto della ricerca cromatica la centralità della loro opera, si pensi a un Piero Dorazio. Le immagini concrete di forma-colore della De Antoni rappresentano un tentativo – riuscito &#8211; di mediazione tra astrattismo e realismo che si evolve ulteriormente nelle nuove tele.</p>
<p>Ora la ricerca di questa Artista ostinatamente sincera e mai superficiale approda a risultati che ci coinvolgono nelle sue opere più recenti. Il richiamo naturalistico diviene più evidente, e lei scandaglia ora il suo personale rapporto con Madre Natura più profondamente e più felicemente, sempre slegata da remore espressive.</p>
<p>Assimilare le opere di menti libere per ricondurle a qualcosa di riferibile a movimenti artistici definiti è spesso una forzatura, ma possiamo ben dire che nelle opere recenti di gusto astratto-informale leggiamo un uso dei colori che ci parla di impressionismo, mentre le composizioni-compenetrazioni cromatiche propongono moduli più addensati e più ravvicinati, naturale evoluzione dei moduli geometrici astratti degli acrilici precedenti. Da queste opere ultime traspare la visione interpretativa del mondo nella sua accezione più completa: un luogo dove non c’è confine tra fuori e dentro, tra periferia e centralità, tra sguardo comprensivo o stupito e inconscio meditativo o istintivo.</p>
<p>Ecco che la apparente confusione di Carol De Antoni, voluta, ragionata o semplicemente sincera, nel non scindere realtà e sogno, concretezza e fantasia, ottiene lo scopo: quello di trasportarci in un luogo sospeso, dove tutto diviene equilibrio e nel contempo caos in movimento. Una contraddizione che lascia spazio alla nostra capacità mentale di emozionarci e di scoprire così nuovi splendidi mondi possibili attraverso il suo personale fare Arte.</p>
<p>Michele Franco</p>
<div></div>
</div></div>
</div>
 
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		<title>Angelo Colombo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 11:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2016/09/Artista-Angelo-Colombo-e1473335047722.jpeg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2016/09/Artista-Angelo-Colombo-e1473335047722.jpeg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p>Le opere di Angelo M. Colombo che stiamo per assaporare e “vivere” in questo spazio espositivo arrivano da molto lontano…. Si tratta di quattro dipinti che hanno attraversato territori mentali complessi, spesso impervi, in anni di percorsi artistici sperimentali, risolti in intensi periodi espressivi, prima di trovare la loro attuale dimensione di forma-linguaggio. Quella che, carica di maturità artistica e potenza espressiva, tutti possiamo ora ammirare.</p>
<div id="_mcePaste">Il momento comunicativo si risolve nel dialogo immediato che queste opere creano col fruitore, merito di una cromia violenta, sfrontata, a tratti urlata in composizione che nulla lascia al casuale. Piani costruttivi, rapporto con lo spazio, dialettica del dinamismo sono simbiotici in una precisa amalgama di felice intuizione istintiva e ragionato controllo pittorico.</div>
<div id="_mcePaste">Il risultato finale racchiude una chiara e decisa sovraesposizione cromatica, rimandandoci a correnti artistiche importanti dove l’opera diviene qualcos’altro…. dipinti fantastici e semiastratti che riescono a risolvere il dilemma astrazione-figurazione in modo assolutamente personale, con  un richiamo intenso, dovuto alle figure umane distorte, all’arte primitiva. Come non pensare ad Asger Jorn e a certa pittura nordeuropea, per cromie, potenza dinamica, costruzione dei piani di lettura, e soprattutto per l’essenza stessa che le opere emanano.</div>
<div id="_mcePaste">E’ il figurativo evidente di Angelo M. Colombo che ottiene l’effetto di rimandare a una visione animistica dell’opera, dove tutta la superficie risulta paragonata ad un essere vitale: ciò che di figurativo noi vediamo vive di natura propria ma anche e soprattutto in simbiosi con la natura vivente del fondo e dell’intorno dell’opera.</div>
<div id="_mcePaste">Il secondo momento di lettura è più pacato e ragionato, pur nel turbine di ciò che Colombo espone. Facendoci guidare dal reticolo di volumi, superfici coloristiche, piani di profondità, iniziamo a intuire e infine a trovare il filo del racconto che l’Artista ci sta proponendo. L’invito ad entrare in complicità con l’opera viva e pulsante è lampante e ci porta in un universo interiore dove scopriamo una profondità e un cuore poetico di preciso valore.</div>
<div id="_mcePaste">E’ un viaggio colmo di scossoni che porta all’oasi di quiete, con un viatico da conquistare passo dopo passo, spogliandoci di timori, facendoci più piccoli e inoltrandoci guardando stupiti intorno a noi le pareti di colori in movimento per trovare quello che è “il Centro” dell’arte di questi lavori.</div>
<div id="_mcePaste">Scopriremo così quel punto di equilibrio che è anche il nostro, esseri umani in perenne movimento come quelli che appaiono nelle opere, così liricamente violenti, così poeticamente disperati, così controversi nell’urlo della timidezza, così immersi in una realtà instabile che pare a tratti inghiottirli e dalla quale comunque emergono, in una precisa affermazione vitale.</div>
<div>Si tratta di opere che racchiudono una parte fondamentale del percorso umano-artistico, magmatico e recente, di Angelo M. Colombo. Non resta che viverle.</div>
<div></div>
<div>Michele Franco</div>
<div></div></div></div>
 
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		<title>Giulio Greco</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 13:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni testori]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Greco]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p><strong>Giulio Greco</strong></p>
<p>Significherebbe onorarlo d’una coerenza, di cui si rivela completamente privo, attribuire al possente cinismo contemporaneo l’eliminazione d’ogni rapporto col mistero, quel mistero che, anzi, sotto il di lui imperio, s’è dilatato fino a rendersi minaccioso; pur se le leggi del profitto economico costi quel che costi sian riuscite a trasformarlo, il mistero, in luogo di smarrimento e di perdizione; entro il quale far agire le proprie torve trame finanziarie e speculative; entro il quale, insomma, gettare le reti per moltiplicare all’infinito il gioco del proprio esecrando guadagno.</p>
<p>Sarebbe troppo comodo (essendo, già da sé, torvamente vile) che, da tale mistero, il potentato al comando e alla dirigenza della laicità tecnologico-finanziaria, non venisse in qualche modo toccato. La paura, infatti, continua ad essere lì, alle porte; e a sbiancare l’imago del re per nulla nudo. Risulta così curioso notare come, più esso usi proclamarsi estraneo a ogni considerazione di ciò che è, o sia, misterio, e più continui, o riprenda, a frequentare pratiche di salvaguardia o, addirittura, di prescienza del e dal pericolo: il pericolo, appunto, di quella forza insuperabile che è lui, il mistero. Naturalmente, tali pratiche non devono avere nessuna attinenza con fede alcuna. Fede, o fedi, vengono, anzi, compatite e derise. Il “miracolo”, ad esempio, non è più concesso (su questo molta cultura cattolica mostra la sua attitudine all’autosvendita, giustificata da vane e presunte ragioni storico sociali); ma è ammesso, anzi consigliato, il ricorso alla lettura dei pianeti, delle carte, delle mani, delle grafie, dei ninnoli e di quant’altro occorra. È ammesso, persino, il ricorso alle messe; purché nere; parodianti, cioè, le celebrazioni secondo fede o fedi. Ma, anche in questi casi, appena il rischio appare veramente, si preferisce spostare l’eventuale incontro con qualsiasi demone del Male, con qualsiasi Satana o Satanasso, verso la spiegazione psichica o psichiatrica; dunque verso la connessa, supposta possibilità liberatoria.</p>
<p>Il discorso, se affrontato come pur merita, ci porterebbe troppo lontano. Né, questa, potrebbe essere, in qualunque modo, la sede esatta; pur se, nell’ordine della memoria, mostri d’essere un luogo d’azione che, nulla tralasciando della ritualità vera, la ritualità strozzata del cinismo economico, anzi, tutta assumendola, giunge a ripresentare dinanzi alle ragioni del nostro intelletto e a quelle del nostro cuore, più d’un filo; del quale, una volta raccolto, non sarà facile liberarci. Lungo e profondo, ne sarà, anzi, il risuonare e, insieme, lo scavar suo dentro ciò che, ritenuto come perento, in verità, piano, piano, si riaccenderà e tornerà a respirare in noi; facendoci così vivere di bel nuovo, seppur segretamente e pudicamente, entro un “tempo” in cui il mistero, dimenticato e deriso, prenderà a rivelare la sua ineluttabilità di presenza; e di presenza eterna.</p>
<p>Il rischio, ma anche la sottilissima magia, di Greco stanno proprio nella levità d’amicale compagno, o fratello, di viaggio e di ventura e, insieme, nella petrosa durezza con cui i suoi “dipintioggetti” si lamentano e si straziano, proprio adesso, proprio nel presente, circa il sepolto passato; e, così facendo, scoperchiando le bare del tempo. Partendo dalla sua terra, il Cilento, ad essa sembrando quasi arrestarsi, in verità, riconoscendo, via, via, l’intercambiabilità, profonda e primigenia, d’ogni “segno” rituale, costruiscono, per noi, gli stendardi, le bandiere, i sandolini in cui l’antico, anzi antichissimo coacervo dei riti balugina nell’oggi e giunge, non solo a farsi partecipe, ma a rivelarci, sotto i tumuli delle stagioni e della storia, i suoi sensi e i suoi significati. Proprio come accade di quelle stelle che, pur già morte, a noi è dato di continuare a vedere. Una permanenza “in limine” dunque? Ma, cosa, oggi, di veramente vero, non cresce e non si muove, pur come possibilità di forma, su di esso, cioè, sul limite? I “quadrioggetto” di Greco son sì da appendere e l’artista stesso li ha muniti, con trepida cura, dei gancii necessari; ma subito vien da chiedersi – appendere dove? E, per quale mai ragione?</p>
<p>Non certo, quanto a ragione, per farli rientrare nella linea del “quadroquadro” e della connessa sistemazione decorante o collezionistica. V’è qualcosa che impedisce a questi stendardi, a queste sacre, ferite, straziate, bellissime “bandiere”, di venir ridotte alla legge del consumo; fosse pur quella, altissima, d’esser collocate accanto a una seire ben costruita; insomma, a una vera e propria raccolta di capolavori.</p>
<p>Questo qualcosa è “altro”. E “altro”, tanto nei confronti d’ogni gesto istallativo, quanto nei confronti d’ogni effrazione polemica o d’urto. L’evento più sorprendente, in queste opere di Greco, è che, esse, il luogo in cui venire appese, poniamo il muro d’una stanza o, chissà, nei giorni delle feste, il davanzale o il balcone più in vista della casa, ovvero la sua cara porta d’ingresso, lo indicano in assoluta concordia. Una concordia che, quale correlativo-oggettivo figurale, genera un’assoluta bellezza.</p>
<p>Del testo, come potrebbero i segni della ritualità venir dissotterrati se non per e con amore?</p>
<p>L’azione creativa di Greco, la sua riduzione (che è insieme sublimazione) a una manualità d’antico falegname, ma altresì d’antico orafo, di lavorante di stoffe e di pelli ma altresì di straordinario bulinatore d’argenti, di peltri, da “tagliatore” di povere, splendidissime pietre, ha come pedale del canto, o inno, pressoché processionale che, opera dopo opera, costruisce, una quantità enorme, peperò consapevole, dunque, riflessa sempre in sé e nelle proprie spinte morali, di passione. E lei, la passione, che trapunta di meraviglie le pendule “tele” su cui Greco opera con la coscienza di un etnografo e, insieme, con la libertà e la grazia d’un poeta, anzi d’un cantore deietto di miti, ovvero d’intramontabili favole e d’intramontabili martirii. Un po’ sudari, un po’ lenzuoli, un po’ sindoni, un po’ stoffe da “fardo”, queste tele s’arrotolano, talvolta, sul povero legno dipinto o verniciato, su cui stan stese; talaltra, s’aprono come se, tra i segni rituali dell’uomo, Greco avesse voluto riproporre anche il tabernacolo cristiano. Spalancando le ante, ne esce, allora, una luce che sta tra l’ostia di Cristo e l’emblema, ormai dimenticato, di qualche sacrificio pastorale; forse, di qualche sacrificio o rito italiota; o barbarico.</p>
<p>Noi le guardiamo, queste “tele”; ne restiamo presi, affascinati. Poi, la mano vorrebbe passarvi e ripassarvi sopra; forse desiderando che i segni, di cui sono ripiene, scaldino e vitalizzino di sé anche il nostro vivere d’oggi; un vivere amaro, disperato e, per ciò che riguarda la “religio”, ciecamente strozzato e muto. La poesia, dunque, come lenimento, come balucinio di speranza per quest’ultima spiaggia di tempo e di storia sulla quale siamo stati chiamati ad esistere? Certo. Ma un lenimento e una speranza che non ammettono “requie”; che chiedono, anzi partecipazione al dramma e, quando risulti necessario, capacità e forza di ribellione.</p>
<p><em>Giovanni Testori, 1989</em></div></div>
 
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		<title>Future in the past</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2015 17:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2015/08/124-AR-shock-1-FILEminimizer2.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2015/08/124-AR-shock-1-FILEminimizer2.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p>TRA BAMBINI NELLO SPAZIO, OMINI BLU, CERVELLI E ALTRE MERAVIGLIE DI UN MONDO IMMAGINATO</p>
<p>Parlare di surreale non è cosa facile, potrei descrivervi un mondo che non c’è alla perfezione, ma la vostra visione non sarà mai identica alla mia e il mio concetto andrà perso, modificato, iper personalizzato, cambierà alla fine di significato. Ecco perché entrare nel mondo di Giancarlo Montuschi, pittore, bambino, sognatore, visionario, non è facile. Difficile quindi parlare di lui. Potrei basarmi su ciò che vedo, su ciò che lui mette a disposizione dei miei, vostri, occhi. Gli omini blu, i</p>
<p>personaggi di vecchi fumetti, una storia di pesci che inseguono stelle volanti aiutati da frecce rosse.</p>
<p>Provo ad immaginare se le opere di Giancarlo Montuschi si mettessero all’improvviso in movimento, cosa succederebbe…Il caos, un mondo meraviglioso e brulicante, un mondo meccanico e colorato, questo lo chiamo Futurismo. Ma il surreale non posso descriverlo, potrei narrarvi il mio surreale ma lo stesso non capireste.</p>
<p>Giancarlo Montuschi è il pittore narrante, l’uomo che vive nella sua dimensione, una dimensione parallela, l’omino blu è lui! Esatto, non sto blaterando. L’arte in fondo non esiste, è un’illusione, una parola coniata per descrivere le forme di alcuni cervelli. Nelle opere di Montuschi, noi vediamo il suo cervello, è incredibile davvero ma è così. Il cervello è un mondo a sè e cambia forme e colori per ognuno di noi. Il cervello di Giancarlo Montuschi ha strade, navicelle spaziali, vie lattee colorate, stelle, omini, bambini, gioia di vivere, entusiasmo, il futuro, il passato, un pianeta, mille pianeti. Lui non fa altro che trascrivere, sapientemente, su tela, riportare forma e dati del suo cervello. Ecco cosa vediamo. Ecco cosa è l’arte.</p>
<p>Non riuscivo a parlarvi di surreale? E invece ho fatto proprio un vero discorso surreale. Voglio lasciare questa strada e tornare sulla terra, al Giancarlo Montuschi in carne e ossa, fisico, alla sua curiosità fanciullesca, alla ricerca che sta attuando in questo suo periodo artistico, il progetto “Il Passato nel Futuro”, un’indagine nell’immaginario partendo dagli anni ’20 ’30 ’40 ’50 a proposito di futuro, il nostro presente.</p>
<p>Come i nostri avi ci immaginavano insomma, e qualcosa è stata centrata, indovinata. Ecco il concentrato dell’operazione artistica di Giancarlo Montuschi. E poi vengono l’esoterismo e il simbolismo, temi a lui cari da sempre. A noi, l’arduo incarico di scoprirne i significati. A lui, il divertimento di vederci stupiti. E non è poco.</p>
<p>Spiegare il successo di Montuschi? La gente vuole essere felice.</p>
<p>Francesca Ancona</p>
</div></div>
 
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		<title>La tavola di Arlecchino</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 11:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2015/05/foto-personale-3.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2015/05/foto-personale-3.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p>Le mostre di Lucio Diodati si presentano sempre come singoli capitoli di un lungo racconto ideale.
I diversi pezzi che compongono le sue mostre, non sono che passaggi narrativi di un unico tema: la rappresentazione della figura femminile.
In un suggestivo palcoscenico artistico gruppi di donne dagli occhi imperscrutabili, fessure schiuse appena, per custodire piccoli segreti, prendono identificazione attraverso una tecnica pittorica che combina colori e forme in una raffinata esecuzione. Le quinte si aprono su un fondo, privo di elementi scenografici, che allude ad un dove da cui i personaggi fanno ritorno.</p>
<p>Un trionfo di simmetrie e di armonie che si fondono con la rappresentazione di una femminilità solare e sognante, leggera e carnale, divertita e divertente. È l&#8217;immaginazione la categoria che contiene e concilia il tutto, è l&#8217;immaginazione che sposa artificio e realtà, emozioni e ragione.
Una duplice sensualità si effonde allusiva dalle sue opere, quella vivace delle sue figure femminili, contornate da un tratto rapido e avvolgente, e quella legata all&#8217;ebbrezza del dipingere, al piacere per fluide accensioni cromatiche, che nascono parimenti dalla storia della pittura e dalla realtà.
Con stile favolistico, ironico e di forte presa narrativa, Diodati ci consegna figure di donne, cristallizzate in ironici fermo-immagini, che ridono e sussurrano, intorno ad una tavola imbandita, accomunate dallo stesso intimo desiderio e bisogno di essere guardate, comprese, accolte.</p>
<p>Attingendo ad una cultura storico-artistica, lontana dall’estetica pubblicitaria, Diodati sottrae dal cliché estetico della donna-oggetto le sue gioiose e disinvolte creature e ci restituisce il gusto dei piaceri semplici vissuti coscientemente ed insieme condivisi. La sua è una pittura del sorriso, una pittura che ricorda la luminosità della vita e che ci stupisce per la semplicità, una semplicità complessa che non cerca motivazioni razionali agli eventi della realtà e dell&#8217;irrealtà che l&#8217;artista descrive con poetica immaginazione.</p>
<p>Francesca Londino
</div></div>
 
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		<title>Giovanni Faccioli</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2014 10:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2014/11/io6-189x3001.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.spaziarti.com/wp-content/themes/cornuto_chi_legge/timthumb.php?src=http://www.spaziarti.com/wp-content/uploads/2014/11/io6-189x3001.jpg&amp;h=200&amp;w=300&amp;zc=1"/></p><div class='et-box et-shadow'>
					<div class='et-box-content'>
<p>La pittura di Faccioli ricorda il realismo magico di Donghi. Esiste in lui una certa, convinta, discesa nel trasogno surrealista, vissuto senza impegni intellettualistici, ma con notevole, intenso amore per l’immagine e il suo significato nascosto. Faccioli non rivela, suggerisce. Lo fa con molto pudore e con il desiderio di meravigliarsi ad ogni scoperta: il desiderio viene soddisfatto (è come se l’immagine si rivolgesse a lui con comprensione, con intesa, con complicità).</p>
<p>Dario Lodi</p>
</div></div>
 
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